Il “Teatro di Calabria Aroldo Tieri” mette in scena l’Adelchi

Uno squisito assaggio di teatro ci è stato ieri offerto al Caffè delle Arti, dove il Teatro di Calabria ha riproposto la rappresentazione di alcune scene cardine della tragedia manzoniana Adelchi. Sì, purtroppo si è trattato solo di alcuni spezzoni, ma la consequenzialità logica della vicenda è stata comunque salvaguardata dai frequenti interventi del professore Luigi La Rosa, presidente del Circolo culturale Placanica, che introduceva di volta in volta gli atti che si andavano a proporre, fornendone contestualmente l’adeguata chiave di lettura. La vicenda è ambientata nell’VIII sec., quando il re longobardo Desiderio progetta di conquistare l’intera penisola italica. Il suo piano è moralmente disapprovato dal figlio Adelchi, ma soprattutto è contrastato con le armi da Carlo Magno, il quale, dopo aver ripudiato la moglie Ermengarda, figlia di Desiderio, scende dalle Alpi per porre fine alla dinastia longobarda. Come noto a chi conosce l’opera manzoniana, la vicenda si concluderà con l’effettiva sconfitta di Desiderio e la morte dei suoi due figli; destino che però, come sottolineato dal professore La Rosa, va interpretato alla luce del processo di avvicinamento all’etica cristiana vissuto da Manzoni all’epoca dell’Adelchi: secondo la prospettiva dell’autore il male è la condizione che abbraccia l’uomo fin dalla nascita e lo accompagna lungo tutto il suo percorso terreno, con un’unica possibilità di riscatto, ovvero la sofferenza, il dolore terreno, che apre la strada verso la beatitudine ultraterrena. Come affermerà lo stesso protagonista in punto di morte: “in questo mondo non c’è posto per il bene, ma solo per il male, perciò non si può che essere vittime o carnefici”…..ed è perciò importante per gli oppressori trasformarsi in oppressi, così da poter aspirare alla grazia di Dio. Questo è quello che succede non solo ad Adelchi, ferito a morte in battaglia, ma anche a sua sorella Ermengarda, la quale, nata sovrana, si chiude sofferente in un convento dopo la delusione inflittale dal marito, marito che comunque l’illuminazione divina le permetterà di perdonare. Assolutamente da sottolineare le straordinarie doti di tutti gli interpreti ed in particolare dei tre principali protagonisti: Salvatore Venuto nei panni di Adelchi, Maria Rita Albanese nei panni di Ermengarda e Aldo Conforto -direttore della Compagnia- nei panni di Desiderio. Nel presentare l’appuntamento il professore La Rosa aveva pregato il pubblico di evitare gli applausi durante la performance per non spezzarne il ritmo; sicuramente sarà rimasto soddisfatto dalla risposta, e non tanto perché la sua richiesta è stata civilmente assecondata, quanto piuttosto per il fatto che gli spettatori si sono rifatti degli applausi mancati con un sentito battimani conclusivo di svariati minuti.
( OndaCalabra.it - Giuseppe Delfino )

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