L’Adelchi di Aldo Conforto, il compito arduo di un regista

La Compagnia Teatro di Calabria la sera del 13 luglio, in virtù di rappresentare la tragedia "Adelchi" di Alessandro Manzoni e in occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del patrono di Catanzaro, San Vitaliano, si riunisce al San Giovanni. In un arduo compito la regia di Aldo Conforto con la riduzione scenica di Luigi La Rosa e gli attori protagonisti, Salvatore Venuto, Mariarita Albanese, Paolo Formoso, Anna Macrì, si cimentano nel dare credibilità a una tragedia che risulta abbastanza Adelchi di Aldo Conforto, il compito arduo di un registaAdelchi di Aldo Conforto, il compito arduo di un registaAdelchi di Aldo Conforto, il compito arduo di un registaimpegnativa da mettere in scena a Teatro. Il risultato in questo appuntamento è meno all'altezza della professionalità di tutti gli attori, forse a causa di cambi di scena repentini e di una condizione climatica umida che ha l'effetto di pregiudicare il benessere fisico dei protagonisti nella performance complessiva. L'assenza di una voce guida, che avrebbe addolcito i ritmi, con il compito di introdurre gli atti che di volta in volta si sono proposti si fa sentire e il pubblico ha qualche difficoltà nel seguire gli aspetti logici e cronologici delle scene. Di conseguenza, molti attori appaiono affaticati e lo spettacolo risentendo ineluttabilmente della mancanza di una presenza scenica introduttiva negli intervalli tra un atto e un altro raggiunge un livello di gradimento assai più contenuto in rapporto alla riproduzione in marzo, dove la rappresentazione al teatro Aroldo Tieri chiudeva con una ovazione e un encomio di massa. L'audio spesso impercettibile e alcune voci a tratti in crescente discesa non sono aspetti trascurabili cosicché gli elementi negativi prendono forma quanto quelli positivi. L'interpretazione di Salvatore Venuto nei panni di Adelchi seppur di buona qualità scenica, appare compromessa nell'insieme. L'attore principale in questa occasione non riesce a brillare per le sue consolidate capacità tecniche che questa volta rimangono chiuse in un background formativo di primo livello. In alcune scene, probabilmente per disattenzione, alcuni protagonisti creano suoni figli di strumenti fuori corda che producendo un disarmonico modo di creare "Arte del parlare", fanno avvertire l'incapacità di dare forza al volume della voce per preservarne l'intensità. L'unico immancabile e ben visibile fascio di luce è offerto dalla presenza scenica del regista, che nelle vesti di attore con l'interpretazione di Desiderio mitiga ogni mancanza altrui, facendo emergere una accurata e precisione prossemica in cui la duttilità, la voce e le parole, la gestualità e la mimica diventano conciliazione. Nel complesso apprezzabile il lavoro di tutta la Compagnia, ma ci si aspetta di rivederli più armonici e diligenti nei prossimi appuntamenti, perché tutti più che sufficientemente capaci di vestire i panni degli Attori di Teatro. Lo spettacolo termina con un plauso dei soliti clacquers, ma sapendo che questa "troupe" può dare di più, perché non palesarlo?
( http://lnx.whipart.it - Marco Pedulla)

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